"Non sono razzista ma" sono razzista. È vero che mi fate tutti schifo uguale ma alcuni di voi mi fanno più schifo degli altri.
Gli zingari, per dire, mi fanno mediamente molto schifo: poi, vabbè, c'è Stochelo Rosenberg, però lui è l'eccezione, un po' come la versione zigana dello zio truzzo che anima le feste con la marcia in più della chitarra e della bastardissima For Sephora.
Dicevo, non sono razzista ma ho firmato una petizione contro degli zingari che si sono accampati nella mia zona: vedere pisciare con disinvoltura per strada un trippone mezzo addormentato alle dieci di mattina crea un turbinio di emozioni che assumono in prevalenza le tinte della violenza fisica e dello schifo in salsa di sgomento.
Praticamente è orribile come lavorare a stretto contatto con altre persone, con la differenza che la parte in cui rimani (F4) basito si accorcia sempre più e la mente processa tutto come un continuo orrore, tipo la fine de Il corvo (il film): in altre parole, cosa succederebbe se Hannibal Lecter ed il signor Paviglianiti fossero chiusi forzosamente nella stessa stanza? Credo che Annibale avrebbe la peggio, almeno psicologicamente.
E comunque, perché ieri un altro "apolide moldavo" che ha prescoattivamente ha esatto una performance di Dragostea non mi stava particolarmente simpatico? Sarà il fatto che le costrizioni mi infastidiscono? O ancora il fatto che era decisamente troppo vicino indossando solo un paio di mutande (è questa la mia segreta speranza) e un impermeabile sopra? O forse i piedi scalzi con unghie ferine, ricurve e dai colori autunnali? La bottiglia di vetro di birra in mano? Il nasino all'insù, ma anche di lato, per via delle mazzate?
L'abito non fa il monaco, però checcazzo.
Provaci, provateci: trasformare la rabbia e lo schifo in delizioso e reazionario sfottò sarebbe comunque un passo avanti.
domenica, aprile 27, 2014
Guida galattica per cauti teppisti
lunedì, aprile 21, 2014
Bignè, done that
Sono fortunato: ho conosciuto creativi, artigiani, artisti e genii.
Pasqua è passata ascoltando il nuovo disco di brava gente con cui ho condiviso la tavola, leggendo le tavole di un amico.
In un paio di mesi ho visto suonare dal vivo probabilmente gli ultimi musicisti ad avermi ispirato ed entusiasmato prima che la raffinata arte del rammendo giocasse un così importante ruolo nella mia vita.
Restano i morti (e loro vabbè) e quelli che hanno chiuso per "cessata attività": in quest'ultimo caso però c'è ancora spazio per piccoli miracoli/botte-di-culo, e si spera che uno di questi si verifichi nel giro di un mese.
Mi resta poco o nulla da ascoltare e vedere dal vivo, e sogni nel cassetto non credo di averne più: me li avete succhiati via tutti uno ad uno; non ci fosse il carcere vi disintegrerei le facce a pugni, bastardi che non siete altro.
Oggi, in controtendenza con me stesso riprendo in mano la mia Grace - credo che sia passato più di un anno dall'ultima volta che l'ho tirata fuori dalla custodia. Scimmiotto Charlie Christian e Benny Goodman.
Fuori ha smesso di piovere.
Questo post è adolescenziale pure più di quel che scrivo di solito, ma chi se ne fotte. Zerocalcare, me fai mori' ma "la doccia è un hobby borghese come il jazz" un cazzo.
Guardo alla Second Line, penso a Ciprì e Maresco: Palermo come New Orleans? Tutto può essere.
Studio studio studia, lavoro lavoro lavora, corro corro corri.
Oggi, fottetevi tutti: non sono un cazzo di nessuno io, figuratevi voi.
mercoledì, marzo 12, 2014
It would be very very beautiful
Un musicista mi ha confessato che John Lurie starebbe pensando ad un ritorno sul palco dei Lounge Lizards. Tutti.
Non so se per uno spettacolo, una celebrazione, una serie di eventi o cosa, ma sarebbe qualcosa con tutte le formazioni della band che si susseguono per ripercorrerne la storia.
E non so se sono il solo a sbavare, non so se sono il solo a saperlo, non so se poi si farà qualcosa davvero: dico solo "Lounge Lizards".
E sbavo.
lunedì, febbraio 17, 2014
Lost in mine
Saluto la domenica mattina con il più plebeo dei caffè doppi, quello di McDonald's. Fuori, il sottile sbrizzichìo bagna appena le strade e macchia i vetri degli occhiali; i fumatori camminano; le donne mature con lo spaesamento dettato dalla vergogna entrano nelle loro case chiuse, quelle dove si gioca d'azzardo; le chiese mettono in funzione le campane e qualcuno varca davvero la soglia; gli zingari non la varcano invece: chiedono soldi, ma oggi niente ginocchia per terra dato il marciapiedi zuppo né cappello proteso per via delle quattro gocce; qualcuno corre e qualcun altro è in pasticceria: probabilmente qualcuno di quelli ora in chiesa poi li raggiungerà come un tomwaits al negozio di Zerelda Lee.
Il mio caffè è sul vassoio, in un bicchiere di carta non colmo ma pieno sì. Niente zucchero o cucchiaini: c'è soltanto il bicchiere sul vassoio e sì, riesco a rovesciarlo sul tavolo nel poggiarlo. Asciugo e vado in bagno a lavare le mani.
Lì, la rivelazione. Non vorrei essere mai una portatrice di handicap: condividere la tazza forzatamente col genere maschile che piscia in piedi dev'essere abominevole.
Scatta il sondaggione: quante donne su sedia a rotelle credono nella reincarnazione delle anime?
martedì, febbraio 11, 2014
Gertrudo
Le gambe si muovono in avanti, il torso non lo sento più.
Ho detto il superfluo di te; meno di 24 ore dopo sei depresso e morto da giorni e ritrovato per caso.
Anni fa era C.: c'avevo suonato insieme Today e poi non mi sono neanche avvicinato per salutare quando ne ho avuto la possibilità. Fin quando ne ho avuto la possibilità.
Avevo bisogno di suonare Duk Koo Kim quella volta, e ora non so neanche più come si suoni o si canti.
Ricordo i colpi di bazooka, li ricordo tutti quanti e li trattengo nella carne, e di tanto in tanto basta nulla per farli detonare ancora e ancora.
La moto che ti ha messo sotto ed è scappata guardandoti.
Chi ti parla per inerzia.
Chi senza saper nulla presume.
Parafrasando Emo:
"Perché non metti il vestito buono di papà?"
"Dov'è la vanga?"
martedì, gennaio 21, 2014
Ginnastica ARtIsTicA
È stato un salto compostissimo, e la piroetta, delicata, fuori dell'umano, è stata una danza eseguita col candore di una linguaccia.
La prima cenere che ho conosciuto.
sabato, dicembre 07, 2013
In assenza di stelle, in assenza di desideri
Parti da questo presupposto: la mia nozione di sacralità è sconfitta anche da un sorriso appena accennato.
Sono lucifero quando percepisco anche solo il tentativo di rubarmi l'identità, ma in genere tutto si ridimensiona nel secondo in cui realizzo che in prospettiva ed in assoluto nessuno ha chissà quale valore.
Ora, caro padre McGuire, comprendi la differenza tra ciò che è piccolo e ciò che è solo lontano?
Ieri ho visto succede quando Memento non è più soltanto un film e non hai più coscienza del tuo posto nel mondo; e non hai più desideri perché non hai più essenza in te.
Abbiamo provato a riderci su. Giuro che c'abbiamo provato.