martedì, luglio 31, 2012

Lo rode 'l re, no?

Chiedersi a che servisse non solo l'oggi, ma "oggi", era preoccupazione del proprietario terriero T. Quietamente invita ad entrare mr. Piccì, e con lui C.B.
 Si stringono le mani, si sputano in un occhio - quello che tutti tengono chiuso - e poi vicendevolmente leccano lo sputo. Soffregare l'anima, accarezzarla, per poi dire che sì, "so fregare l'anima".
 Ballano sotto lo stesso tetto, attorno al medesimo fuoco, così la saliva secca s'asciuga e tira la pelle biancastra. Ballano indemoniati come le estatiche donne di colore quando ancora erano negre, però smunti e seri come dei prelati alti e secchi; eppure, invece, pestano in terra i piedi smanacciano e roteano gli occhi. La serietà la infondono pure al tremore che li percuote nell'estasi, che ora è un tremore serio benché pervasivo.
 Confrontano alla luce ondeggiante le abrasioni da tappeto, private di ricreatività, scoprendo i gomiti.
 E poi le nocche, confrontano, che invece sono tutte manifeste e uguali fra loro come i giorni quando vengono incasellati in fila: stringendo il pugno è lì la pelle violenta e scorticata; e dietro, l'osso, consunto e rosicchiato, sussurra la sua presenza, certo d'essere notato.
 La danza dei tre zoppi prosegue forsennata.
 Poi ricordano il trucco:
 "It's just a jump to the left".
 E da capo al segno ricominciano, finché non centrano la finestra, anch'essa sulla sinistra.

martedì, luglio 17, 2012

Nozdrëv

Quando parli, parli a tuo rischio e pericolo: la probabilità che formiche rosse si arrampichino su per le labbra, ed entrino in bocca, e percorrano ad andatura turistica le mucose, non è bassa come a voi può sembrare.
Per Dio, non è bassa come a me poteva sembrare. 


Accetto le conseguenze e mastico formiche con il piacere che dallo stesso atto ricaverebbe un vegano. 
Che poi, per Dio (bis)! Un fruttariano di minoranza, in effetti potrebbe accettarne il rischio consapevolmente; e allora la sua condotta sarebbe mirmecocidio con dolo eventuale, con quel tanto-che-basta di adesione psicologica.
Ma io mastico. Crunch.
Consapevolmente addento, molto consapevolmente*.
Crunch crunch.
Deglutisco.
Glom.


*"Molto consapevolmente" pare uscito da Ogni cosa è illuminata.

martedì, luglio 10, 2012

Wheelchair blues



"Oooh, that crippled motherfucker..."

E ridendo come un debosciato, arriva l'addio anche per Dennis.

lunedì, luglio 02, 2012

Argilla rossa

Ero da qualche parte in un personaggio di Marukami - "dice che" -  ma senza un lieto fine. Pure fuori stagione, a dirla tutta, ma quello non è mai un problema; certo, di sudare si suda, ma non è come può sembrare.
Ero anche da qualche parte
in qualcuno che non c'è
ad esorcizzare nuvole che non esistono in esercizi tecnici di felicità,
in una natura selvaggia che è la tua natura selvaggia, e la mia. È la mia.

martedì, maggio 29, 2012

Swung from the gutters

Senza insegne la guerra ha meno senso di quanto credessi: la guerra è tale in funzione delle insegne; altro discorso è se queste poi siano reali o fittizie. Lo scetticismo così si è involuto fino alla sua forma base, una forma che è sostanza: usa quest'obiettivo, questo flash, questa pellicola e avrai questa foto.
Mostra la foto - o no.
Se c'è stato un momento preciso in cui è successo l'ho perso. Riciclo parole altrui, mi ci appoggio e ci viaggio un po'. Triciclo di parole altrui. Non importano le navi, non importano la calma la violenza e la calma più violenta, e non importa neanche il limite estremo a questo punto, ed è possibile che non esista nemmeno.

giovedì, aprile 12, 2012

1922

Era sentito il problema degli alloggi a Mosca: erano gli anni Venti. Lavori in corso, ristrutturazioni che lasciavano buchi nelle pareti (coperti comunque da poltrone) e poi elettricità nei cavi, e acqua nei rubinetti, e tram popolati da compagni cittadini, prima ancora che da enormi gatti neri sprovvisti di biglietto.
La parola "appartamento" effettivamente è da esaminare. 
Lo shock è grande per noi egocentrici quando dal nostro piccolo mondo appartato ci schiantano in/su/per un formicaio facendoci percepire la nostra nullità.

venerdì, marzo 23, 2012

Analyst/Therapist

 Illusione da placebo o meno, in quei mesi N. mi ripeteva di continuo come tutto il fosforo assunto in fiala gli avesse reso lucidi e densi i pensieri. “Un po' come il petrolio”, disse una volta: ché un pensiero poteva essere lucido e denso senza avere la limpida purezza del cristallo.
Nella fronte bruna e brusta c'erano piccoli spasmi, improvvisi sismi; quanto a me, tentavo di decrittarne il significato, ammesso che ce ne fosse davvero uno. Con ancora maggior convinzione e dedizione cercavo nelle azioni, nei fatti, una prova in carne della persona di cui altrove avevo sentito parlare.
Se era cattiveria, la sua era cattiveria della peggior specie dacché schioccava il colpo su quelli che pure sapeva innocenti; e tuttavia era una scure di vendetta che agitava sulla sua stessa carne: scure incandescente eppure in qualche modo zuccherina, a giudicare quel sorriso compiaciuto e piegato quasi innaturalmente che mi alitava sul naso. Forse aver sapienza di sé stesso era quel che lo animava, forse il voler percepire il cangiante colore dell'anima e della coscienza propri e altrui, o forse soltanto il piacere di meditare violenza pensando nulla, con buona pace del vecchio René.