domenica, febbraio 17, 2013

Pink and sour

Conosci le differenze, le riconosci, smetti di guardare le lampadine verdi e le ombre cinesi. Chiedi il perchè, annoti il giovamento che acchiappi mentre sfugge.
Il tuo timore è slavo, il tuo timore è una parola con un remo sulla zattera. Le ondine intorno non promettono nulla di buono, ma già è miracolosa un'onda che promette qualunque cosa.
A me le ondine hanno portato qualcosa di buono?
Ci penso di tanto in tanto; i "tanto" si diradano sempre più nel tempo, ma oggi che è domenica raggranello secondi omettendo le operazioni di rasatura.
Innamorati di un libro e di un fagotto, di un oboe e di un fagotto, di 'un fagotto e basta soprattutto.
Mia mamma era già partita ai tempi in cui si scoprì l'amore del sarcasmo per l'ortodonzia.
E ora? Mi chiedo se anche tu fai con te stessa promesse che non potrai mantenere, se vorresti aggrapparti ad una parete rocciosa od imparare a suonare i tabla; se anche tu la domenica non hai una squadra del cuore da tifare.

lunedì, dicembre 24, 2012

Frame by frame

Credo sia la prima volta che assisto all'efferatezza che si nasconde nel defenestrare una piccola tradizione. Lo si fa in nome della comodità, dei tempi che cambiano, dei bambini che non mangiano la verdura.
Mi pesa comunque: si vive delle piccole cose, o almeno è così per me. Trapianti ed espianti piccole macchie di verde e di terra che sono radicate nella memoria, poi le lasci chissà dove.
Non da me, non da altri.
Possono le piccole cose essere fatte per andare perdute?
Smile.
Insert coin to continue.




mercoledì, ottobre 31, 2012

A call for all demons

Fossi stato un altro Persona avrei scritto il Libro dell'Inquietudine. Sono io tuttavia, e posso scrivere solo il Libro dell'Odio.
 Grande Odio, piccolo odio: non fa differenza, se seguo la mia inclinazione; può pure essere antigravitazionale, la mia china, e così essere un'ascesa verticale. Mi limito a seguirla senza contrasti, come se risalissi una cascata perché naturalmente la cascata sta risalendo.
 Mi chiedo se la mia visione delle cose incroci in qualche punto quella dell'occasionale spettatore, ma l'interrogativo inciampa e arrossisce nel silenzio. Torna a nascondersi nella vergogna.
 Rido allora della parola "violenza", della parola "rispetto": entrambi null'altro che rituali tribali scaraventati contro te e contro di me. Agito la mia compassione convenientemente; e rido ancora. Irrido pure il seme dal quale sono nato, il mio fattore; e tutti stupiti quindi dalla graziosa assenza di cure e riguardo, ridete ma non capite.
 Adesso che la parabola è segnata capisco meglio quel che ho letto. Non resta molto, ma ho sempre il sostenuto clangore di un contrabbasso alle orecchie: la dura lotta dell'uomo contro la tastiera d'ebano. Procedo innanzi, non mi oppongo. Il procedere non continuerà anche per te oltre la sacra triade scure-capo-ceppo? Procedere oltre il decedere? Quello che tutti si augurano, ma nessuno davvero si augura.
 Quanto a me, osservo e tento di imparare.
 M. dice che la riscrittura della memoria collettiva importa la modificazione di quella individuale; ovviamente vale anche il contrario, ma l'impatto è certo limitato. M. si guarda dal dirlo.
 E poi, quando applicato al presente e alla vita relazionale, ciò non si traduce nei concetti di onore e reputazione, a loro volta concetti di tortura velata dei più sopra l'uno? Ancora mi parli di Libertà. Libertà non dovrebbe necessitare di garanzia od oppositori, se fosse davvero Libertà. Ma lei è solo libertà.
 Seguo così le mie inclinazioni dettate dalla physis, l'indole d'odio che non posso rifuggire, che è piantata come un INRI pure in testa al mio albero genealogico ingiuriato. Non m'oppongo alla cascata antigravitazionale di liquame nella quale ho scoperto di nuotare.

lunedì, settembre 17, 2012

Come andare per funghi ai Giardini Montanelli

Mi sono accertato di non essere K.; ero ospitato sì da un ostello, ma quelli per cui mi ero aggirato non erano uffici burocratici: qualunque cosa fossero, non erano nati per essere messi in mostra. Ero solo un indegno, lì per caso o per grazia ricevuta, ma comunque oltre la porta blindata e gli allarmi, tra rovere e cordialissima cordiale cordialità, pronto ad essere cacciato. Tria corda.
Quante belle coppie, poi, in duplicato.
E allora nell'attesa si rendeva necessaria una passeggiata per il parco, in cui prendere l'influenza.
Trees and glimpses, ancora una volta.
Pictures of Tammer (vs. Estonia).




sabato, agosto 18, 2012

Didascalica riabilitativa debilitativa della bestemmia

Ovvio agli impedimenti e alle inibizioni dell'area di Broca: il mirror imaging mi porta così all'emisfero destro. Le afasìe prima, le amusìe poi: avevo fatto ricorso alla fisarmonica prima che pure l'ordine delle note, le successioni, le altezze relative ed assolute diventassero caos. Come un meteorite, oltre allo schianto, oltre al cratere, attorno alla mia personale ground zero c'erano chilometri di polveri privi di intendimento. Persa la musica, a rendermi cristiano tra i cristiani è rimasta la bestemmia, automatismo linguistico per eccellenza, schema che finge e pure soppianta l'eloquio; atra, ossuta salvezza prima della mia dimenticanza.

martedì, luglio 31, 2012

Lo rode 'l re, no?

Chiedersi a che servisse non solo l'oggi, ma "oggi", era preoccupazione del proprietario terriero T. Quietamente invita ad entrare mr. Piccì, e con lui C.B.
 Si stringono le mani, si sputano in un occhio - quello che tutti tengono chiuso - e poi vicendevolmente leccano lo sputo. Soffregare l'anima, accarezzarla, per poi dire che sì, "so fregare l'anima".
 Ballano sotto lo stesso tetto, attorno al medesimo fuoco, così la saliva secca s'asciuga e tira la pelle biancastra. Ballano indemoniati come le estatiche donne di colore quando ancora erano negre, però smunti e seri come dei prelati alti e secchi; eppure, invece, pestano in terra i piedi smanacciano e roteano gli occhi. La serietà la infondono pure al tremore che li percuote nell'estasi, che ora è un tremore serio benché pervasivo.
 Confrontano alla luce ondeggiante le abrasioni da tappeto, private di ricreatività, scoprendo i gomiti.
 E poi le nocche, confrontano, che invece sono tutte manifeste e uguali fra loro come i giorni quando vengono incasellati in fila: stringendo il pugno è lì la pelle violenta e scorticata; e dietro, l'osso, consunto e rosicchiato, sussurra la sua presenza, certo d'essere notato.
 La danza dei tre zoppi prosegue forsennata.
 Poi ricordano il trucco:
 "It's just a jump to the left".
 E da capo al segno ricominciano, finché non centrano la finestra, anch'essa sulla sinistra.

martedì, luglio 17, 2012

Nozdrëv

Quando parli, parli a tuo rischio e pericolo: la probabilità che formiche rosse si arrampichino su per le labbra, ed entrino in bocca, e percorrano ad andatura turistica le mucose, non è bassa come a voi può sembrare.
Per Dio, non è bassa come a me poteva sembrare. 


Accetto le conseguenze e mastico formiche con il piacere che dallo stesso atto ricaverebbe un vegano. 
Che poi, per Dio (bis)! Un fruttariano di minoranza, in effetti potrebbe accettarne il rischio consapevolmente; e allora la sua condotta sarebbe mirmecocidio con dolo eventuale, con quel tanto-che-basta di adesione psicologica.
Ma io mastico. Crunch.
Consapevolmente addento, molto consapevolmente*.
Crunch crunch.
Deglutisco.
Glom.


*"Molto consapevolmente" pare uscito da Ogni cosa è illuminata.