venerdì, aprile 15, 2016
venerdì, aprile 08, 2016
Indolenza/Bob Durst
and I got hemorrhoids - Rodney Dangerfield
È perfetta, musicale, umana, poetica.
Muoio dal ridere nel grande collettivo dei cessi mai soddisfatti.
Hai presente la fatica che è limare i difetti? Dalle mie parti si veniva su a pane e aretè-fino-a-quando-fa-comodo, figurati: Odisseo? Puttaniere di rango, senso dell'orientamento inesistente, ma oh... re-nocchiero, treni puntualissimi, meno tasse per tutti: deve essere bravo! Cia', cia' Aiace, cia'!
Poi l'indole ci mette nulla a risalire in superficie. Più che un salmone che risale la corrente, l'indole è tipo un cadavere smembrato in un sacco nero buttato a mare.
"Porca paletta, ho scordato di mettere le pietre nel sacco nero col cadavere della mia natura e mo' torna su a pezzettoni - un braccio qui, l'alluce di là, una chiappa di indole andata dispersa".
Tanto casino per nulla e faccio pure la figura dello psicopatico sprovveduto, tipo Robert Durst.
Nella hit parade delle sensazioni più belle del mese ha fatto il suo ingresso l'essere contattato per sapere se non fossi morto. Diciamo che due necrologi col proprio nome in una vita sono un'esperienza che va fatta assolutamente, altro che la vacanza ad Acapulco, la visita a Dachau o la prima stagionale al Teatro alla Scala.
E mo' alzo il bavero dell'impermeabile e torno a spegnere mozziconi negli occhi dei bambini che fa tanto noir.
domenica, gennaio 24, 2016
Scendeva saliva
domenica, gennaio 17, 2016
entry #6
Mai visto prima, e spontaneamente l'ho salutato, e lui contemporaneamente ha salutato a gran voce.
"...Io che saluto uno che non conosco?!? Un prete?!?
Aspetta un secondo..."
I frati, con la loro barbazza e il saio marrone, c'hanno 'st'aria un po' comunista-metalmeccanica, un po' hippy, un po' boscaiola.
Mi stanno simpatici, come se potessi andare a vedere un concerto dei Grateful Dead con loro, o mangiarci un piatto di fagioli insieme mentre ci si manda affanculo a vicenda ridendo.
La Chiesa ha segmentato il suo mercato alla grande. Geniale.
Come le elezioni, è tutta questione di immagine ed emozione.
lunedì, ottobre 12, 2015
Schindler's lift
Chiamo l'ascensore di servizio.
Arriva al mio piano, si apre.
C'è una persona dentro.
Entro, seleziono un altro piano e l'ascensore si richiude.
...
...
Rompo il silenzio: "Lei è la dottoressa Pincopallino, vero?"
"Pincopallini", mi corregge.
...
L'ascensore si riapre, esco.
Ripenso alla scena.
Ho dimenticato di presentarmi.
Potevo riuscire più inquietante di così solo sibilando: "So dove abiti".
lunedì, agosto 24, 2015
"WHOA! ARE YOU READY FOR NOTHING?"
Copiavo fumetti e disegnavo mostri su blocchi di carta di mio padre, inventavo "canzoni in inglese" senza conoscere una parola una d'inglese, facevo casino con un organo elettrico Bontempi; e poi imitazioni e recite... L'intero campionario della cialtroneria insomma.
Gli artisti che mi piacciono hanno tutti il loro stile: Jimmy Chamberlin, il batterista, lo riconoscerei pure mentre sbatte un coltello contro un bicchiere incitando al discorso ad un matrimonio, per dire.
Se un alpinista monta male dei chiodi e/o dei fermi, è probabile che dalla lontananza si sentirà il suono delle ossa rotte come fossero cereali da sgranocchiare. Ci siamo capiti, insomma.
L'artista suppongo sia responsabile solo di quello che mette al mondo, nel bene e nel male, come il fruitore è responsabile del tempo che spende. Quanti sono gli artisti in grado di abortire o di pazientare e limare la loro opera, consapevoli e "rispettosi" del pubblico? Quanto ci si può fidare del livello di soddisfazione di un artista? Boh. Interrogativi insoluti.
* * * * *
Parlottando, Cuginofigo confessa che la sua scelta è stata naturale pensando che quella dell'ink artist era una professione in cui riusciva a vedersi indifferentemente ventenne o sessantenne.
Lo guardo: no, non mi stava coglionando.
Saranno stati gli antidolorifici.
No, no, scherzo. Sereno.
giovedì, agosto 20, 2015
Marbellous
Pubblicità progresso.
Oggi pomeriggio ho letto Marbles di Ellen Forney: alla fine mi sono sentito in dovere di scrivere all'Autrice due righe per e-mail, in uno di quei momenti in cui benedico le comodità della vita in questo tempo.
Senza dilungarmi troppo ma per essere onesti, più che sentirmi in dovere di scrivere, ne sentivo davvero il bisogno: anche qui, grazie.
lunedì, agosto 10, 2015
Colui che annaffiava i fiori del male
Come Beatrice che se ne andava ad amoreggiare nei cessi dell'autogrill della A14 con un autotrasportatore presidente dell'Inter Club alla faccia di Dante, ho un grave caso di tackycardia, di amore per il pacchiano.
Mentre tento di venire a compromessi con me stesso per evitare una tragedia delle proporzioni di un tatuaggio sulle chiappe di mia mamma (e sia la tragedia che il tatuaggio sarebbero enormi), mi godo uno strano episodio di vita notturna come non succedeva da tempo: fuori diluvia e la semplice, desiderata, scrosciante baraonda è confortante nella canicola; doccia acqua tonica e percocche mi rallegrano il palato; un po' di cazzeggio domenicale con il tema di McGyver ed è ora di andare a nanna.
Buonanotte.
martedì, agosto 04, 2015
I faunamboli
Un'estate sorprendente come l'alito di una monaca di clausura.
Per piacere, no, basta più: c'ho il cuore deboluccio, il riflusso gastrico è in agguato con blitzkrieg di svomazzo ("Guarda là!" "Cosa..?! BLLEUNMAEGH"), e poi mi si scompiglia la carnagione con queste botte di vita, 'ste botte degne di un'orda di lanzichenecchi ubriachi.
Ma oh, instant poll, sei felice?
Dico a te: sei felice?
Dai, su, rispondimi qualcosa: un pensiero, un input, una citazione, un'imitazione di Calimero, perdinci! Devo cercare di capire che sto facendo e perché.
Se però mi capitasse ancora sotto gli occhi prosa o poesia paraerotica di delicati animi maschili il sarcasmo potrebbe avere la meglio su di me. Magari qualche tempo fa al posto del sarcasmo avrei potuto usare un randello sulle rotule, che è mooolto meno sfigato del sarcasmo, ma oggi DNA telecamere GPS ed impronte digitali hanno compromesso gli sfoghi semplici ed irragionevoli di un passato neanche così tanto lontano. Nostalgia nostalgia canaglia.
Su questo pianeta chi vive?
Esiste Groucho pakistano, esiste Red Hood, esiste l'anziana cinese che cammina verso quel che le sta dietro come i gamberi (e senza neanche guardare), esiste il Campione estivo che batte tutti, esistono i tecnofili, esistono quelli che salutano ed esiste il giovane Scarperosa che invece non saluta mai. Chi fra questi viva e come non è dato saperlo, Teodoro avrebbe scritto un romanzo coi fiocchi però.
lunedì, luglio 27, 2015
Spaghetti waster
I topi si arrampicano sulle palme, lucertole e gechi sui muri, e la naftalina non si trova più in palline.
Mothballs.
I topi squittiscono, i gechi litigano anche fra loro mentre sfidano la gravità, mia zia Rosa odora di naftalina pure nel pensiero.
Misuro il tempo in scarpe nuove e suole consumate.
* * *
Pubblico con un anno di ritardo, nella prima estate in cui non si torna sul suolo natio.
What I'm up to these days?
Non lo so. Faccio le barricate per il futuro, studio, ricerco cose che molte persone sbrigativamente giudicheranno volgari, studio ancora, sudo come una donna gravida, ripasso, ricorro gerarchicamente, studio, perdo la voglia di vivere, studio con una flebo di caffè, corro, fingo di studiare mentre le palpebre dannatamente pesanti, mangio come un bue, studio, imito il sassofono contralto di John Lurie in Bob the bob con un fervore di un fanatico religioso grazie alle uniche amanti che non mi tradiscono, studio, dimentico tutto, dormo con un ventilatore puntato addosso, studio, di tanto in tanto cerco di scrivere cose che (mi) facciano ridere, e ora - mentre ascolto uno dei miei due diletti gruppi-lucertoloidi (Lounge o Jesus, chi sarà mai?) e dopo aver tirato fuori del cassetto cose passate - ecco chi si avvicina in biblioteca (!):
Piccolissima, a sangue freddo, caro diario. Dell'estate 2015 ricorderemo anche questo, assieme al biscotto di mare e all'imposta al consumo che gli si applica.
mercoledì, luglio 08, 2015
God hates a coward
Il prezzo dell'essere vivo è che ho un nodo allo stomaco ed i nervi a pezzi per la paura di aver fatto il passo più lungo della gamba.
Faccio ciao ciao con la manina alla comfort zone: la vedo sempre più piccola, come quando l'aereo tiene il naso all'insù o il traghetto è salpato.
Ho la faccia da perfetto idiota e non so se gioca o meno a mio favore. =P
domenica, luglio 05, 2015
Come Steven Bradbury
In questo gran casino, in queste apnee di eremitaggio carico di doveri, il culo piuttosto tenace di Steven Bradbury pare offrirmi appiglio e novità.
Più cose buone infilate l'una appresso all'altra non mi capitano d'abitudine e così incrocio le dita.
Scrivo per avere memoria che anche questo è successo nella mia vita a bucket list e per ricordare che Roma Tiburtina e il suo pianoforte mi hanno sgangheratamente infatuato; per ricordare che mio fratello ha visto la mia mano tremare, gestito la mia ridanciana disillusione e pensato alla similitudine-Steven Bradbury; per ricordare che in questi giorni ovunque io fossi c'era pure quel caldo indecente che odio, e a lui faccio fronte con la potenza del gelato; per ricordare che rimango ad oggi privo di qualunque abilità sociale e che la cosa mi tormenta ma almeno non fingo; per ricordare che le mie vaccate le capisco solo io che ho tempi comici malandati ed un senso dello humour che non so se definire reazionario o stravagante; per ricordare che c'è gente a cui voglio bene e non capisco mai perché dovrebbe volermene a sua volta; per ricordare un weekend fatto di Splendido visto da qui e brevi elenchi nel modo di Natalino Sapegno, ma anche anche angurie disegni coi pastelli a cera spinosauri e dinosauri piumati come se fossero in piena fase glam.
Ed ora, prima della prossima apnea, le parole incrociate e concentriche.
Solo le bugie e le cose buone hanno la memoria corta.
mercoledì, luglio 01, 2015
Reality Check #1
E di prepotenza, nella top ten "Metodi per saltare la fila al bancomat", irrompe...
- "Sono agli arresti domiciliari e ho fretta".
- "Prego, prego, ci mancherebbe".
venerdì, giugno 26, 2015
Endovena chi viene a cena
Usavo monitorare con la coda dell'occhio un mio collega; lo vedevo avvicinarsi vivendo una separazione netta tra fisico e coscienza: (fuori) sorridevo mentre iniziava a parlare di grigliate domenicali e della perfetta temperatura in gradi celsius per un barbecue di carne a seconda della caramellatura desiderata per la bracioletta; (dentro) ogni passo del mio collega verso di me lo vivevo come un orangutan immobilizzato vivrebbe l'appropinquarsi allo scroto di un punteruolo rovente.
La scena dell'estrazione del cellulare dalla tasca della giacca per mostrare le foto delle grigliate, l'equivalente della criptonite: il tempo di capire cosa stesse succedendo ed era già troppo tardi - le ginocchia subivano una mazzata da dietro, ma l'obbligo morale era tenere gli occhi aperti e fingere interesse - un waterboarding di noia, annaspando per non andare in apnea da sonno.
Mi chiedo se facessi lo stesso effetto anch'io quando parlavo di musica.
Periodicamente anche oggi mi prende quella voglia di condivisione, il che è singolare visto che ho piuttosto a cuore la mia riservatezza. Il contrappasso sproporzionato è che adesso Youtube mi propone video di recensioni di un olio anticellulite dopo la rimozione di cookie ed opt-out vari.
Ho comprato una barca. Meglio: dopo un po' di ricerche, ho trovato e mi son comprato ...Una barca, e non mi esploso tra le mani dopo un attimo; neanche i Vakki Plakkula ne avevano più copie, a parte le loro personali, qualche anno fa.
La morale è che c'ho voglia di essere molesto.
lunedì, giugno 01, 2015
Roma ladrona / Days without ties
* * *
Invito allora quei topi d'appartamento che vorranno approfittare della mia assenza per saccheggiarmi la dimora nel frattempo ad organizzarsi dandosi i turni: ho appena fatto le pulizie di primavera (quelle del 2012, ché avevo accumulato un po' di ritardo) per cui se doveste rovistare, vi pregherei comunque di lasciare in ordine.
Magari, compiendo un atto di carità, date da mangiare alle mie pantegane domestiche se dovessero aver finito di rosicchiare i bulbi oculari dalle teste mozzate di bambine intolleranti al glutine che tengo sul comodino; non date loro schifezze però: una dieta sana è la base per una vita non spesa rosicando, anche per un roditore. Che posso farci? Mi piace viziarle un po', quelle simpatiche canaglie di fogna. Nell'eventualità, lasciate tutto sull'altarino nero accanto all'ultima pila di CD, quella con gli Unsane e Lonnie Johnson.
lunedì, aprile 13, 2015
Bedrock
Certo, l'abc è che i maschi hanno il pene, le femmine hanno la vagina, come disse il bimbo saputello al signor Kimble; il bimbo però lo diceva in un mondo che nonostante David Bowie e Leo Gullotta non era normalizzato ai travoni ed al diverso a tutti i costi, tipo la donna-Nino Frassica che ha vinto l'Eurosong contest o come si chiama l'anno scorso (ci siamo capiti comunque, il sanremo comunitario insomma). Voglio dire, in quel mondo lì che odorava di lacca per capelli, i metrosessuali facevano parte dello stesso insieme di Venn di chi per diletto si fa trivellare a Puerto Escondido: non si stava a spaccare troppo il capello.
Ma divago; gli uomini e le donne sono diversi, dicevo.
Bastano due giorni consecutivi di chiusura dei supermercati di zona per le festività pasquali ed eccomi in piena modalità di sopravvivenza; il razionale sottoscritto è inerme e deve lasciare spazio alla sua rapida ed arcigna controparte di uomo-cacciatore, al lizard brain: così dicono nel resto del mondo alludendo al portentoso istinto delle lucertole, alla capacità che questi rettili hanno di restare tramortiti sotto i poderosi colpi di scopa di mia nonna ogni-singola-volta che si arrischiano ad entrare in casa. Che-istinto-fenomenale, le lucertole.
Assodato che quanto a sopravvivenza lizard brain in italiano avrebbe la sua versione più corretta nella perifrasi "essere in grado d'intendere e volere come John Rambo sotto crack", il sottoscritto-cacciatore in questo stato di panico potenziato dal DNA terrone purosange, tra venerdì e sabato ha acquistato cibo a sufficienza da risolvere il problema della fame in un paio di villaggi del Burkina Faso.
Volendo analizzare la questione sotto l'aspetto genetico-ereditario, penso che il precedente più calzante sia stato quello della Notte di capodanno 2000. Il terrore di un capodanno in famiglia tra duemila parenti, trenini, "A-E-I-O-U-I-psilòn"? Carlo Conti di là da venire che quando sorride con quei denti bianchi sembra l'inquietante prodotto di punta della Kinder-Ferrero (con più latte e meno cacao)? Mi riferisco al millennium bug ed ai disarmanti effetti sulla psiche di mio padre: mentre il mondo celebrava all'italiana il capodanno nella tradizione fantozziana, noi in macchina avevamo pronte le coperte e cibo in scatola per far fronte alla distruzione imminente dello Y2K.
Solo e soltanto in questa sede, in cui la mia identità è relativamente ignota, ammetto che tra le altre cose ho comprato pure panna e fragole, indipendentemente da ogni scusa più o meno plausibile (non mangio fragole da anni, la panna mi ricorda le torte dei fratelli Marx, ho promesso al mio bisnonno che avrei mangiato 'sta roba da femmine mentre eravamo nel bosco a decapitare un cinghiale con una lima di cartone per le unghie e dopo essermi suturato uno squarcio nel petto col tappo di una bic ed un rocchetto di rame e zinco).
Solo e soltanto in questa sede posso ammettere di aver comprato della panna pronta; sbadatamente però non ho prestato attenzione al fatto che non fosse panna montata ("seeee, come no, sbadatamente, come se prima conoscevi la differenza tra panna montata e panna-e-basta").
Sono un cavernicolo moderno, mangio i fagioli già pronti da una lattina: figurarsi se ho uno sbattitore a casa per montare. Più o meno in un tempo in cui la Bessarabia era una regione indipendente e le strade in terra battuta erano l'avanguardia in fatto di infrastrutture tecnologiche, mia madre mi disse di aver lasciato a casa mia una frusta: in sottofondo nelle mie seghe mentali già suonava il tema di Indiana Jones. Povero stolto.
Ad ogni modo l'orgoglio cavernicolo impedisce di sprecare cibo: cosa mai ci vorrà a montare la panna con una frusta?
Dopo cinque minuti ho realizzato che ci sarebbe voluto più del previsto; dopo venti minuti ululavo bestemmie ad una cadenza di 5 improperi al secondo, con la postura rilassata di un gerarca nazista che imita Roberto Baffo ed il volto tramutatosi nella maschera orrorifica del viso di Giorgio Bracardi tra una pernacchia e l'altra.
In quest'era di spettacolarizzazione della cucina, il cavernicolo portò comunque a casa il risultato grandioso della panna densa come schiuma da barba; panna dolce come intonaco liquido, visto che dimenticó di zuccherarla prima.
Anche in questi casi l'orgoglio cavernicolo è più resistente di un capo bianco candeggiato con ACE, incapace di essere strappato o sgualcito: ho indomitamente ingurgitato quantità nauseabonde di fragole accompagnate da cartapesta edibile.
Sono il nuovo volto dell'eroe della patria.
mercoledì, marzo 11, 2015
Entertwinement
Non ricordo se nell'ultimo anno sono stato in sala prove con qualcuno.
Non ricordo da quanto non cucino fagioli col curry.
Non ricordo quale sia stata l'ultima canzone per cui mi sia fermato ad imparare il testo.
Non ricordo l'ultimo libro che ho potuto leggere tutto d'un fiato.
Non mi ricordo.
Secondo tempo.
Stamattina di qualche giorno fa, nella stretta crepa nell'intonaco della giornata che unisce colazione e doccia, riascoltavo e miagolavo sul caro CD di Adore, vecchio di quando un album costava quarantamila lire: il booklet è logoro - un osso spolpato - il jewel case è graffiato e spaccato.
Eh, ah. Pure l'enigma senza schema de La settimana enigmistica corrente mi sta prendendo per il culo, 'sto giro; le 40 e rotte caselle nere questa settimana rimarranno senza fissa dimora o irreperibili se continua così, come i barboni, come i delinquenti sfigati, come quel che ricordo.
sabato, febbraio 21, 2015
Devil Tango
"esorcismo per ripossessione".
Grazie, anonimo visitatore, ti voglio bene.
lunedì, gennaio 26, 2015
Oggi
Ho fatto la spesa per la settimana: poche cose.
Ho suonato un po' Lilin con Claire: è da mesi che ha un'accordatura non ortodossa ma logica che non serve a nulla se non a frustrarmi le rare volte che suonicchio, giusto perché un po' di stortura ci vuole ovunque, pure nel piacere.
Ho corso quando la nebbia s'è diradata, pensando alla bocca secca, ai fatti impeditivi modificativi ed estintivi, al ginocchio.
Ho guardato i Griffin aspettando il boiler per la doccia.
Ho ascoltato Old rottenhat in loop, e ho lavato il bucato a mano.
Ho buttato un paio di scarpe Lacoste a cui tenevo e con cui ho camminato fino a sfondarne sia la suola che la tomaia.
Ho comprato La settimana enigmistica, immancabilmente.
Ho comprato due album di Oren Bloedow ed uno degli Unsane praticamente ad occhi chiusi.
Sono arrivato in ritardo a casa di un amico e cazzeggiato con una spada laser con l'agilità di Stephen Hawking, letto uno splendido racconto a fumetti di una scimmia viola di pezza, mentre in sottofondo il lato A del vinile di Pink Moon mi dava la pelle d'oca.
Ho mangiato indiano in un posto irrealmente silenzioso.
Ho visto Laurence Anyways: mi ha mosso e fatto sentire un cretino.
martedì, gennaio 06, 2015
YHWH Yamaha Vs. Shiva Piaggio
Qualche sera fa guardavo un film. Un tizio diceva che ogni parte di una macchina (o forse di un orologio) ha una sua funzione: nessuno mette ingranaggi in più in un congegno; allo stesso modo nel mondo non esisterebbe il superfluo e la presenza di ognuno avrebbe proprio per questo un suo perché.
Affascinante; non fosse però che la cosa presuppone un'intelligenza che preordina il mondo, una visione finalistica delle cose.
A dirla tutta, se qualcuno mette i pezzi nel numero giusto in una macchina è solo questione di convenienza: si risparmia sulle materie prime o i componenti e ci si semplifica la vita quando ci sono difetti; l'intelligenza in questione allora è scansafatiche e pure un po' pidocchiosa.
E che motivo avrebbe l'intelligenza di essere così accorta economicamente? L'ipotesi più realistica è che opera in regime concorrenziale con altre intelligenze: cerca di ridurre i costi e rendere il prodotto-mondo più competitivo. O forse c'ha un mutuo con la mia banca, non so.
Inoltre pure le cose che credevo bellissime e potenti perché "inutiliter data", senza un fine, sarebbero una porcata, disposte al solo scopo di adescare un compratore in una sagra delle vacche cosmica: un po' come il rosso ferrari od il bollino Chiquita; non cose davvero inutili ma studiate e poi serializzate per far presa sul fruitore finale, e non il marchio di Dio ma il marchio di un dio, utile a distinguere la provenienza del prodotto tra un dio e l'altro.
L'alternativa è abbracciare l'idea che se un'intelligenza c'è, è sbronza, fa la prima cosa che le passa per la testa e poi collassa; o è l'intelligenza/idiot savant vittima del più grande deficit di attenzione e di memoria mai visto.


